Foresta di Tambov. Il mattino è piovuto e l’umidità con il freddo e le zanzare mi si appiccicano addosso. Sono incuriosita da ogni nuovo scenario e con un po’ di ansia guardo lontano, in fondo al sentiero, per cercare i volti dei soldati russi. Valery Cherkezov me lo aveva detto prima di partire: “Passeremo in un accampamento militare. Sono addestrati per la Cecenia, per la Georgia, per i pericoli che vengono dal Caucaso.” In tono ironico aveva aggiunto: “Non devi avere paura, non ce l’hanno più con gli italiani”. Per i sentieri circolano mezzi militari che rendono difficoltoso il percorso. Camminiamo nella foresta da più di mezz’ora con i volontari dell’Associazione dei “Memoriali Militari” che sorridono per tranquillizzarci. Finalmente, poco oltre un bosco di betulle, osservo il sentiero dirigersi in mezzo a tende militari. All’ingresso, un Capitano chiede a Valery se “sappiamo dove stiamo andando”. A risposta affermativa sorride e ci permette di attraversare l’accampamento. Le stufe dentro le tende sono accese; giovanissimi ragazzi in maglietta bianco-azzurra si affacciano e osservano curiosi il nostro passaggio.